lunedì 23 maggio 2011

L'invasione degli Ultravenditori di Aria Fritta.

Io di solito mi schiero sempre a favore dei lavoratori ma comincio a nutrire dei seri pregiudizi nei confronti di chi lavora come venditore in determinati frangenti.
C'è qualcosa di profondamente perverso e inaccettabile in chi ti chiama a casa per proporti, consapevolmente, fuffa. O in chi ti ferma al centro commerciale, per strada, ovunque, per proporti, consapevolmente, fuffa.
Il problema è  che questa gente mi chiama CONTINUAMENTE (ma siamo a quota 3/4 volte al giorno, sempre o quando sono al cesso o mentre sto stai sonnecchiando sul divano) a casa per propormi l'inculata di turno (l'adsl senza limiti a 50 centesimi al mese, che ti attaccano, se tutto va bene, dopo 4 mesi lasciandoti senza linea nel frattempo, ad esempio). E mi chiamano anche con l'arroganza di chi vuole per forza parlarti, scavare un buco nella tua coscienza, a volte farti sentire un po' in colpa perché stai perdendo l'offertona del secolo.
Io lavoro precaria che più precaria non si può, ma a questo tipo di lavoro dico: "NO", perché non accetto di vendere fregature agli altri in primis, e perché questo sistema è responsabile, a mio avviso, della rovina del mondo, perchè è consumismo puro.
Se voglio cambiare linea adsl o contratto dell'energia elettrica o telefonino, MI INFORMO IO. Non voglio che qualcun altro crei questo desiderio. Sono stufa del fatto che semplici oggetti e situazioni si siano trasformati in oggetti del desiderio, che i concerti si siano trasformati in eventi, che le offerte siano diventate tutte imperdibili.
E chi accetta questo tipo di lavoro dovrebbe farsi un esame di coscienza: entrare nelle case in questa maniera così prepotente, cercare di convincere persone, magari un po' sprovvedute, a comprare gli pseudoservizi che offre... ripeto: c'è qualcosa di perverso in tutto questo. Mi ricorda la guerra tra poveri: frego gli altri perché ho bisogno di lavorare. Sono, peranto, giustificato. 
Chissà perché, sento che in tutto questo c'è lo zampino di Pisapia, comunque.

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